L’olivillo, noto scientificamente come Aextoxicon punctatum, è uno degli alberi più affascinanti e rappresentativi delle foreste temperate del Sud America. Diffuso principalmente nel Cile meridionale e, in misura minore, nella fascia andina dell’Argentina, questo maestoso sempreverde appartiene alla famiglia Aextoxicaceae ed è l’unica specie conosciuta del genere Aextoxicon. Questa particolarità lo rende un vero e proprio relitto botanico: un organismo isolato dal punto di vista evolutivo, sopravvissuto per milioni di anni e testimone di antiche linee vegetali oggi quasi scomparse. Il suo nome comune, “olivillo”, significa “piccolo olivo” e deriva dalla forma dei frutti, piccole drupe che ricordano appunto delle olive.

L’habitat naturale dell’olivillo è costituito dalle foreste pluviali temperate valdiviane, uno degli ecosistemi più antichi e biodiversi del pianeta. Qui cresce in ambienti umidi, freschi e ricchi di precipitazioni, spesso in prossimità della costa pacifica, dove la presenza costante di nebbie e piogge crea condizioni ideali per il suo sviluppo. Si rinviene dal Parco Nazionale Bosque de Fray Jorge fino all’arcipelago di Chiloé, spingendosi anche nelle foreste subpolari magellaniche. Predilige suoli profondi, fertili e ben drenati, dal livello del mare fino a circa 1.000 metri di altitudine. Può formare boschi puri oppure associarsi con altre specie come Nothofagus dombeyi, Eucryphia cordifolia e Drimys winteri.
Dal punto di vista dimensionale, l’olivillo (Aextoxicon punctatum) è un albero di notevoli proporzioni. In condizioni favorevoli può raggiungere altezze comprese tra i 20 e i 25 metri, con esemplari eccezionali che superano i 30 metri. Il tronco, diritto e cilindrico, può raggiungere un metro di diametro e presenta spesso una lunga porzione libera da rami, caratteristica che rende il legno particolarmente adatto alla lavorazione. La chioma è densa, compatta e tondeggiante, contribuendo a formare il piano superiore della foresta.
Le foglie dell’olivillo sono sempreverdi, opposte, coriacee e di forma ellittica. La pagina superiore è di un verde scuro brillante, mentre quella inferiore appare più chiara ed è ricoperta da minuscole squame color ruggine, da cui deriva l’epiteto specifico punctatum, ovvero “punteggiato”. La specie è dioica, il che significa che esistono individui maschili e femminili distinti. I fiori, piccoli e giallo-biancastri, sono raccolti in racemi penduli e, una volta fecondati, danno origine a drupe ovali di colore violaceo scuro o nero a maturazione.
Il legno di olivillo è apprezzato per la sua omogeneità e per la tessitura fine e regolare. L’alburno e il durame non sono nettamente distinti e presentano tonalità che vanno dal crema al giallo-bruno chiaro, talvolta con lievi sfumature rosate. La fibra è generalmente diritta e la superficie, una volta lavorata, assume un aspetto liscio e gradevole. Si tratta di un legno di media densità, con un peso specifico che oscilla tra 650 e 750 kg/m³ al 12% di umidità. Caratteristica che gli conferisce un buon equilibrio tra robustezza e facilità di lavorazione.
Dal punto di vista tecnologico, l’olivillo (Aextoxicon punctatum) offre buone prestazioni. Si pialla, incolla e rifinisce con facilità, mentre l’essiccazione deve essere condotta con attenzione per evitare deformazioni o fessurazioni. Viene impiegato nella produzione di mobili, infissi, pavimenti, rivestimenti interni, impiallacciature e oggetti torniti. In passato, grazie alla sua discreta resistenza meccanica, è stato utilizzato anche per carpenteria, traversine ferroviarie e piccole costruzioni navali.
Tra le curiosità più interessanti, l’olivillo rappresenta una specie fondamentale per la biodiversità delle foreste valdiviane. Le sue chiome ospitano una grande varietà di muschi, felci, licheni ed epifite, offrendo rifugio a numerosi organismi. Inoltre, in alcune aree semi-aride del Cile centrale, come il Bosque de Fray Jorge, sopravvive grazie alla condensazione della nebbia costiera, costituendo un eccezionale esempio di foresta relitta. Il nome “tique”, con cui è conosciuto localmente, deriva dalla lingua mapuche e testimonia il legame storico tra questa specie e le popolazioni indigene del sud del Cile.
Attualmente Aextoxicon punctatum è classificato come specie a “minima preoccupazione” (Least Concern). Le sue foreste sono tuttavia minacciate dalla deforestazione, dalla frammentazione dell’habitat e dai cambiamenti climatici. Conservare l’olivillo significa proteggere un patrimonio naturale unico al mondo. Per il ruolo ecologico e scientifico che questa antichissima specie continua a svolgere nelle foreste australi del Sud America.
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