L’ontano bianco, conosciuto anche come ontano grigio e scientificamente classificato come Alnus incana, appartiene alla famiglia delle Betulaceae, la stessa che comprende betulle e noccioli. Si tratta di una specie arborea decidua, caratterizzata da una crescita rapida e da una longevità mediamente compresa tra i 60 e i 100 anni. Sebbene sia meno conosciuto rispetto al più diffuso ontano nero (Alnus glutinosa), riveste una notevole importanza dal punto di vista ecologico e forestale. Questo è dovuto alla sua straordinaria capacità di adattarsi ad ambienti difficili e di contribuire al miglioramento dei terreni.

L’areale di distribuzione dell’ontano bianco è molto ampio e comprende gran parte dell’emisfero settentrionale. La specie è presente in Europa, in Asia nord-occidentale e in vaste aree del Nord America. In Italia cresce principalmente sulle Alpi e nelle zone settentrionali dell’Appennino, dove trova condizioni favorevoli lungo torrenti, fiumi, laghi e terreni alluvionali. Predilige infatti ambienti freschi e umidi, ma è in grado di svilupparsi anche su suoli poveri, sabbiosi o ghiaiosi. Spesso colonizza per primo aree interessate da frane, alluvioni o fenomeni erosivi. L’ontano bianco prospera soprattutto in luoghi aperti e soleggiati, dal livello del mare fino a quote comprese tra i 1.200 e i 1.500 metri.
Dal punto di vista dimensionale, l’ontano bianco è un albero di taglia medio-piccola che può raggiungere normalmente i 15-20 metri di altezza, arrivando occasionalmente a superare i 25 metri. Il tronco presenta generalmente diametri compresi tra i 30 e i 60 centimetri e sostiene una chioma relativamente leggera e slanciata. La corteccia, uno degli elementi distintivi della specie, mantiene per tutta la vita una colorazione grigio-argentea e una superficie piuttosto liscia, caratteristica che gli ha valso il nome comune di ontano grigio.
Le foglie, caduche e di forma ovale o ellittica, misurano dai 5 agli 11 centimetri di lunghezza e possiedono margini finemente seghettati. La pagina superiore è di colore verde opaco, mentre quella inferiore appare più chiara. La fioritura avviene tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, prima ancora della comparsa delle foglie. I fiori maschili sono riuniti in lunghi amenti penduli, mentre quelli femminili producono successivamente piccoli coni legnosi contenenti semi alati, facilmente trasportati dal vento e dall’acqua.
L’apparato radicale è particolarmente sviluppato e ospita batteri appartenenti al genere Frankia, con i quali la pianta instaura una preziosa simbiosi. Questi microrganismi sono infatti in grado di fissare l’azoto atmosferico e trasformarlo in sostanze nutritive utilizzabili dalla pianta, contribuendo contemporaneamente ad arricchire il terreno e a favorire l’insediamento di altre specie vegetali. Questa caratteristica rende l’ontano bianco una delle più importanti specie pioniere presenti negli ecosistemi temperati.
Il legno dell’ontano bianco (Alnus incana) presenta caratteristiche molto simili a quelle dell’ontano nero. L’alburno è di colore bianco-giallastro o rosato chiaro, mentre il durame è poco differenziato e tende ad assumere una colorazione rossastra una volta esposto all’aria. La struttura è fine, uniforme e priva di venature particolarmente marcate. Si tratta di un legno leggero, con una densità media compresa tra 450 e 530 kg per metro cubo, facilmente lavorabile e caratterizzato da una buona stabilità dimensionale. Tuttavia, la sua resistenza agli agenti atmosferici non è elevata e, se sottoposto ad alternanza di umidità e secchezza, tende a deteriorarsi abbastanza rapidamente. Al contrario, quando rimane costantemente immerso in acqua, può conservarsi per tempi molto lunghi, qualità che in passato ne ha favorito l’impiego nella realizzazione di pali, strutture idrauliche e opere di sostegno.
Le ridotte dimensioni dei tronchi e la loro frequente irregolarità limitano l’utilizzo commerciale del legname. Il legno viene impiegato soprattutto per piccoli lavori di falegnameria, tornitura, intaglio, produzione di compensati, pasta di cellulosa, cassette e imballaggi. In ambito forestale, invece, l’ontano bianco trova applicazione nel consolidamento delle sponde dei corsi d’acqua, nella stabilizzazione di pendii e scarpate e nei programmi di rimboschimento e recupero ambientale di terreni degradati.
Fin dall’antichità questa specie è stata apprezzata dalle popolazioni delle regioni alpine e nordiche per la produzione di carbone vegetale e come combustibile. Oltre al suo modesto valore economico, l’ontano bianco possiede un enorme valore ecologico. I suoi semi e le sue gemme costituiscono una preziosa fonte di nutrimento per numerosi uccelli e piccoli mammiferi. L’estesa rete radicale contribuisce a contrastare l’erosione del terreno e a proteggere gli ambienti fluviali. Sebbene la specie non sia attualmente considerata minacciata, la riduzione delle zone umide, la regimazione artificiale dei corsi d’acqua e i cambiamenti climatici rappresentano fattori di rischio che potrebbero influenzarne la diffusione. Proprio per la sua capacità di migliorare la fertilità del suolo e favorire la rinaturalizzazione degli ecosistemi, l’ontano bianco continua a essere considerato una delle specie forestali più preziose per la conservazione dell’ambiente e per il recupero delle aree naturali degradate.
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