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PERO: un legno da intaglio

PERO (PYRUS COMMUNIS)

Tra gli alberi da frutto più conosciuti e coltivati nelle regioni temperate europee, il Pero comune occupa un posto particolare; il suo nome scientifico è Pyrus communis e appartiene alla famiglia delle Rosaceae, la stessa di meli, ciliegi, susini e molte altre specie da frutto. La specie è originaria di un’ampia area compresa tra l’Europa e l’Iraq settentrionale e cresce prevalentemente nei climi temperati. Oggi il Pero è coltivato in numerose altre parti del mondo, tanto per il valore alimentare dei suoi frutti quanto per le caratteristiche del suo legno.

PERO (PYRUS COMMUNIS)

Il suo habitat naturale comprende soprattutto ambienti aperti, margini dei boschi, radure e aree agricole delle regioni temperate. È una specie decidua, capace di sopportare anche inverni rigidi, che predilige luoghi luminosi, terreni fertili e ben drenati e una buona disponibilità d’acqua. La luce e l’umidità hanno infatti un ruolo importante sia nello sviluppo dell’albero sia nella produzione dei frutti. Il Pero può adattarsi a condizioni differenti, ma non ama i terreni costantemente saturi d’acqua né le situazioni di forte siccità prolungata.

In condizioni favorevoli può raggiungere dimensioni considerevoli, tra gli 8 e i 15 metri di altezza. Gli esemplari coltivati possono invece presentare dimensioni molto diverse in funzione della varietà e del portainnesto. La chioma è inizialmente piuttosto slanciata, ma tende ad allargarsi con l’età. Il tronco è ricoperto da una corteccia che nei giovani esemplari appare bruno-rossastra e relativamente liscia, mentre con il passare degli anni diventa più grigiastra e fessurata. Le foglie sono semplici, alterne, ovali o quasi tondeggianti, di colore verde intenso e con margine finemente seghettato. In primavera compaiono i caratteristici fiori bianchi, riuniti in gruppi, dai quali si sviluppa il frutto.

Oltre al suo valore alimentare, è conosciuto per la qualità del legno, considerato tra i più pregiati fra quelli ottenuti dagli alberi da frutto europei. Il legno presenta una tessitura molto fine e uniforme, con fibra generalmente diritta e pori piccoli e diffusi. Alburno e durame sono poco distinti e le tonalità naturali vanno dal rosa pallido al rosa-salmone e al bruno-rossastro chiaro. La vaporizzazione può intensificarne il colore, mentre negli esemplari più vecchi il durame può assumere tonalità più scure e profonde. La superficie omogenea e la grana delicata conferiscono al legno un aspetto elegante e discreto, particolarmente apprezzato nelle lavorazioni di precisione.

Con una densità di circa 690 kg/m³, il legno di Pero è relativamente duro e compatto, ma allo stesso tempo facilmente lavorabile sia a mano sia con utensili meccanici. Si presta molto bene all’intaglio e alla tornitura, può essere incollato e rifinito senza particolari difficoltà e accetta bene le colorazioni. Proprio questa caratteristica ha avuto un ruolo importante nella sua storia. Il Pero era infatti spesso tinto di nero e utilizzato come alternativa all’Ebano, dando origine al cosiddetto Pero ebanizzato. Ancora oggi viene impiegato per intarsi, impiallacciature, piccoli mobili, strumenti musicali, oggetti torniti, utensili da cucina, manici, penne e manufatti artigianali. La sua stabilità dopo una corretta essiccazione lo ha inoltre reso adatto alla realizzazione di strumenti di misura e oggetti nei quali la precisione dimensionale era importante.

La storia del Pero (Pyrus communis) è quindi molto più ampia di quella di un semplice albero da frutto. Coltivato dall’uomo da millenni e profondamente legato alla cultura alimentare europea, ha fornito non soltanto un frutto, ma anche un legno versatile e raffinato. La forma della pera è stata inoltre associata in diverse culture a fertilità, amore e prosperità. Mentre la sua presenza nell’arte e nell’artigianato testimonia un rapporto antico tra questa specie e l’uomo. Dal punto di vista della conservazione, Pyrus communis non è considerato una specie minacciata a livello globale: la valutazione IUCN lo colloca nella categoria LC, “Least Concern”, cioè a rischio minimo. La conservazione delle sue forme selvatiche e delle numerose varietà tradizionali rimane tuttavia importante per preservare la diversità genetica di una specie che continua, ancora oggi, a unire valore botanico, alimentare e forestale.

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Immagine tratta da Wikipedia/Wikimedia Commons, rilasciata con licenza CC0 1.0 Universal (Public Domain):

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